Progetti
Irish Routes
Sulle orme di Flaherty

Per secoli l´arcipelago delle Aran ha esercitato un'enorme carica romantica per la ferma convinzione che contenesse l'essenza dell´antica vita irlandese. Il mito ha inspirato molti artisti e scrittori come Yeats e Synge ma senza dubbio quello del regista mistico/naturalista R. Flaherty è stato il più grosso contributo alla notorietà del luogo, grazie al suo documentario "Uomo di Aran", dove narra le difficili condizioni di vita degli isolani. Era l'autunno del 1931 quando R. Flaherty giunse per la prima volta ad Inishmore nell'arcipelago delle isole Aran a largo della costa occidenatale d'Irlanda. Ci arriva dopo aver esplorato con profonde e semplici intuizioni il mondo fisico fra le nevi Canadesi e i paradisi tropicali delle isole Samoa nell'Oceano Pacifico. Immediatamente vede quest'isola come un enorme scoglio da cui lanciare il suo sogno contro le minacciose onde del dubbio. Dopo settant'anni di storia siamo tornati sui suoi passi, Gerald ci ha accompagnati lungo questo cammino in qualità di memoria dell'isola e di nipote di Maggie il protagonista nel "film" (così è chiamato il documentario di Flaherty sull'isola). Assieme a lui abbiamo rivissuto quei difficili momenti e lentamente siamo giunti ad oggi assaporando la storia, la cultura, la musica e la natura di questa magica isola frontiera d'Europa sull'Oceano Atalntico.
Forma viva

Il progetto audiovisivo ‘Forma Viva’ è un soggetto di documentario creativo della durata complessiva di 40 minuti ambientato nel Salento ed in Slovenia. L’obiettivo è avvicinare attraverso la co-produzione italo-slovena i paesi dell’Euromed (soprattutto un pubblico di bambini), scoprire storie ed esperienze artistiche nuove, educare bambini e ragazzi ad una fruizione e ad un uso costruttivo dei media, sensibilizzare alla creatività collettiva ed alla ricerca personale e di gruppo. Raccontare attraverso un punto di vista inedito ed originale (quello dei bambini) la cultura, la bellezza, l’arte dei due Paesi gemellati: Italia e Slovenia. L’idea è nata durante un viaggio-studio presso il Ministero della Cultura della Slovenia: due videomakers (Claudio D’Attis di Lecce e Carlo Sgambato di Napoli) ed un pittore francese (Michel Pochet), muniti di videocamere, hanno già testimoniato alcuni momenti del viaggio e delle visite nelle scuole elementari slovene e nei musei nazionali di Liubliana. Nel 2004 il gruppo ha prodotto due cortometraggi (Il bello a portata di mano – il bello del passato) che sono stati trasmessi da Raidoc e proiettati durante il Congresso Internazionale degli Artisti a Roma; ora lo stesso audience attende il seguito…Molte immagini del viaggio non sono ancora state montate, ad esempio molte interviste e le immagini inedite delle visite nei musei nazionali sono ancora in post-produzione, ma nel 2004 e 2005 sono stati prodotti due corti pilota del progetto. Il bello a portata di mano è stato prodotto da Silvester Gabersheck e Michel Pochet in collaborazione col Ministero della Cultura della Slovenia. La regia e la fotografia sono di Claudio D’Attis e Carlo Sgambato. Le musiche di Vincenzo Lamagna e dei bambini sloveni. Il corto è ambientato nella favolosa Scuola-Museo di Kostanjevica, fondata nel 1956 da Lado Smrekar. Quest’uomo, novantenne, ha vissuto e marcato la storia artistica e sociale di questo paese, ancora in guerra fino a pochi anni fa. Ora i suoi discendenti continuano a dedicarsi con passione alla gestione del patrimonio artistico dei più importanti musei d’arte contemporanea della Slovenia: un amore che si tramanda di generazione in generazione. La scuola elementare di Kostanjevica ospita le opere dei più importanti artisti contemporanei: le opere, le sculture, le pitture sono state raccolte da Lado Smrekar e donate alla scuola; il bello di questa scuola è che le opere sono a portata di mano in quanto posizionate all’altezza dello sguardo dei bambini. Questo cortometraggio sperimentale è stato realizzato in Slovenia nel mese di Aprile 2004. Le riprese si sono svolte nell’arco di un’ora all’interno della scuola: una torre di babele e un chiasso fanciullesco hanno permesso una strana sintonia tra videomakers, bambini ed insegnanti fatta di soli sguardi, gesti e sorrisi. I bambini erano protagonisti inconsapevoli di questo film così come i videomakers ne erano spettatori inconsci. Il montaggio e la post-produzione del cortometraggio si sono svolti in una settimana con la collaborazione di Vincenzo Lamagna, giovane musicista napoletano. Il cortometraggio è stato presentato al Seminario Internazionale ‘Talento artistico, vocazione all’unità’ tenutosi nel mese di Settembre 2004 a Castegandolfo (Roma) alla presenza di Liliana Cosi (Maestra di Danza classica), Michel Pochet (Artista) e 300 giovani artisti da ogni parte del mondo e di tutte le vocazioni artistiche. ‘Il bello a portata di mano’ è stato inoltre presentato al Netd@ys di Firenze alla presenza di molte istituzioni scolastiche italiane, della Commissione Europea per i progetti comunitari e del MIUR. Nel mese di Novembre il corto ha partecipato al Master in ‘Management and new audiovisual technologies’ (FOR.COM, Media Plus, Istituto LUCE) all’interno del WP Soci@mediterraneo. Il bello del passato è stato prodotto dall’Istituto Calasanzio (Scuola Media) di Campi Salentina (Lecce) durante un workshop per bambini tenuto da Claudio D’Attis, Albino Vergari e Salvatore Petrelli e finanziato dal MIUR. Il corto racconta di un viaggio immaginario di un bambino salentino, che, a causa di un incidente in bicicletta, riscopre il bello del passato, delle tradizioni e della cultura salentina. Il corto è stato scritto direttamente dai bambini. Dal 2003 l’Istituto Calasanzio dei Padri Scolopi di Campi Salentina ha attivato un programma, finanziato dal MIUR, di formazione all’immagine cinematografica. La peculiare sensibilità al cinema, all’arte, alla fotografia dell’istituto Calasanzio ha aperto una nuova sfida nella formazione, già dal nuovo anno saranno attivati progetti più specifici nella cinematografia. La rassegna nazionale degli editori (Città del Libro) infatti ne sarà una vetrina: nella nuova edizione ci sarà un festival di cortometraggi ‘Corto Cinema Città del Libro’ curato da Claudio D’Attis e Daniele De Blasi, un’ottima occasione per distribuire esperienze audiovisive ed artistiche di bambini e giovani videomakers. Il progetto. Forma Viva, estensione dell’esperienza de Il bello del passato e Il bello a portata di mano, vuole essere un documentario creativo, un misto tra scene reali e scene costruite. Lo scopo principale è quello di far vivere ad un bambino innocente e spontaneo un viaggio Salento/Slovenia andata e ritorno, lui non è un attore (Salvo) e si troverà in un paese straniero ed in un contesto sconosciuto: nella scuola slovena, a contatto con i bambini della Slovenia, nel treno farà amicizia con Giulia, nel museo con un vecchio preside…Lui non sa nulla della sceneggiatura e non conosce le situazioni che via via accadranno, tutto accadrà come se fosse vero: Giulia, il maestro ed il preside sono attori professionisti e lui si ritroverà a dover reagire spontaneamente ad ogni situazione: il bacio e poi la perdita di Giulia, l’accoglienza e poi l’incomunicabilità con i bambini sloveni, la disponibilità e poi (forse) la morte del vecchio preside…Lo scopo è quello di filmare queste spontanee ed improvvise situazioni che gli attori già conoscono, come da copione, ma che il bambino potrà solo vivere come se fossero vere…Noi non conosciamo il finale del documentario ma crediamo che questo metodo di lavoro potrà essere utile per scoprire le potenzialità dello sguardo di un bambino, uno sguardo innocente, salentino e colmo di nuova bellezza...
FESTIVAL Corto Cinema Città del Libro di Campi Salentina

Corto Cinema Città del Libro è un’occasione per promuovere i corti realizzati da giovani registi che di questa passione vorrebbero farne un mestiere. Il festival intende infatti valorizzare la capacità di giovani filmakers di raccontare una storia per immagini, favorendone la fruizione nei modi più diversi. Il festival Corto Cinema Città del Libro è un’opportunità per incontrarsi, per conoscersi, per ideare, per produrre.... Il festival è un concorso ed una rassegna di opere audiovisive brevi. L’idea è nata nell’edizione della Città del Libro del 2002, quando un’associazione universitaria dell’ateneo salentino portò nella Città del Libro una rassegna di cortometraggi e documentari, i migliori corti di un festival emiliano ed uno romano. Quest’anno, dopo la serata conclusiva del Progetto ‘Ciak si gira’ a cura dell’Istituto Calasanzio, la Fondazione Città del Libro, insieme allo stesso Istituto, ha organizzato il festival di cortometraggi ‘Corto Cinema Città del Libro’ affidandone l’organizzazione a Claudio D’Attis e a Daniele De Blasi, con la collaborazione di Salvatore Petrelli (filmaker e pittore) e Albino Vergari (docente). Sono pervenuti circa quaranta cortometraggi da ogni parte d’Italia (Sanremo, Roma, Genova, Firenze, Foggia, Bologna, Palermo, Taranto, Varese, Padova, Salerno, Caserta, Bari, ecc.), di ogni genere e di ogni durata. Hanno aderito al festival molte scuole e diversi laboratori di cinema: il linguaggio audiovisivo è ormai alla portata di tutti, dei professionisti ma anche dei bambini. Corto Cinema Città del Libro vuole essere anche una vetrina per le scuole, un punto di riferimento per i progetti didattici di una sana educazione all’immagine filmica. In concorso anche alcune opere americane, fuori concorso i cortometraggi in lingua inglese di SGRIN, agenzia cinematografica del Galles (Gran Bretagna). La proiezione avrà luogo ogni giorno dal 24 al 27 Novembre nella splendida sala proiezioni dell’Istituto Calasanzio di Campi Salentina dalle 17 alle 20. Il 27 Novembre ci sarà la premiazione, alcune menzioni speciali ed un Premio Produzione offerto dalla Fondazione Città del Libro. Il premio produzione consisterà in una somma di denaro ed in un impegno, da parte dell’organizzazione del festival e della Fondazione Città del Libro, speso in ore di montaggio, fotografia e sceneggiatura per la produzione di un cortometraggio da realizzare in Provincia di Lecce entro il 2006. In giuria: Heledd Davies (Marketing BBC Wales), Paolo Maci (Presidente Fondazione Città del Libro), Roberto Caracuta (Produttore cinematografico), Flavio Bucci (Attore), Sandra Antonica (Ass.Cultura Provincia di Lecce).
Antropological studies
Romagna mutante

Santarcangelo di Romagna (Rimini) Italia, 2006. La Romagna spesso s´identifica con l´immagine comune che abbiamo di questo famoso luogo turistico. Ma a pochi passi da questi paradisi del divertimento di massa qualcuno ha deciso di vivere in maniera differente, di recuperare, riciclare, trasformare, rianimare e dar vita agli scarti di questo consumismo che sempre piu´ consuma e sempre meno usa. MWCo è un gruppo di venti persone dell´eta´ di 18-40 anni, una tribù di creativi riciclatori, che da inutili rottami ricavano sculture gigantesche, sono nomadi della nuova era esempi viventi della "junk modernity". Questa arte soprattutto il libero sfogo del rifiuto della società, un rifiuto che attraverso la voce del riciclaggio riassume dignita´. "Uomini e cose devono mutare fisicamente e i cambiamenti in un disastro o una post-apocalisse devono essere profondi se si vuole sopravvivere." Joe Rush Hanno trasceso la modernitá fino a mutarsi sia psicologicamente che fisicamente, per poi adattare la loro filosofia anche all'ambiente in cui vivono mutando anch´esso. M.W.C. sviluppa molte attività per alimentare questo progetto di mutauzione: che va dalla rivendita di rottami a parate di mutanti, musica e performances teatrali, esposizioni, sculture, prediche e mutazioni dal vivo fino all'organizzazione di parties. Alcuni membri del gruppo hanno formato una band che suona un genere blues industriale, la musica è suonata con strumenti che hanno realizzato personalmente. Un bus può essere un appartamento o diventare un deposito, ogni cosa puo´ diventare un´altra fino a creare una totale crisi semantica. La loro filosofia ha qualche somiglianza con Mad-Max (il film girato nel deserto australiano dopo l'olocausto del XXI secolo). Come Mad-Max usano i più disparati attrezzi e in mancanza di pezzi se li costruiscono. Joe Rush sostiene che la scelta della loro vita è precedente alla visione del film, e pensa che lo sceneggiatore sia stato, come lui, ispirato dai Blake´s 7. MWCo sono coscienti della loro scelta che rimane apolitica. Il loro stile di vita è espressione delle loro scelte, non esistono leggi che regolino la convivenza a parte il divieto di uso di droghe, divieto di inquinare e la non violenza. Semplici regole capaci di farci percepire l´atmosfera regnate in questa comunita´. Forse una delle ragioni per cui da dieci anni circa a questa parte Santarcangelo di Romagna li ha accolti con calore facendoli subito sentire a casa. Presto sono entrati nel DNA del paese che oltre ad essere famoso per le proprie tradizioni culturali lo e´ anche per questa stravagante comunita´. Ma come e´ stato possible che la loro cultura da nomade sia divenuta stabile e in che modo questa cittadina a contribuito a questo? Il nostro lavoro di rcerca antropologica mira allo scioglimento di questo quesito.
